Un volume sul battistero di San Giovanni a Varese è la strenna natalizia del Rettore: un inno alla vita

È un inno alla vita la strenna natalizia scelta dal rettore Angelo Tagliabue per i doni istituzionali: «Il Battistero di San Giovanni a Varese, tra arte e storia» è un volume scritto dal professor Andrea Spiriti e pubblicato dalla sezione varesina di Italia Nostra come omaggio a un luogo simbolo della città, riaperto al pubblico grazie ai volontari dell’associazione. Il libro è stato realizzato con i contributi di: Università dell’Insubria, Fondazione Comunitaria del Varesotto, Basilica di San Vittore, Regione Lombardia, Comune di Varese, Rotary Varese-Verbano. Le fotografie sono di Bruno Bosetti, Davide Cirillo e Paolo Cascone.
Perché è così importante il Battistero di San Giovanni a Varese?
«Il luogo sorge per celebrare il Primo Sacramento, la rinascita dall’acqua e dallo Spirito… È dunque un inno alla vita: che nasce da una madre, che rinasce nel corpo della Chiesa e va incontro al mondo dove sempre è richiesta la responsabilità di scegliere tra il bene e il male, la luce e le tenebre, tra l’io e il noi», scrive nell’introduzione monsignor Luigi Panighetti, prevosto della Basilica di San Vittore.
«Il Battistero è il più antico monumento di Varese, testimone fedele, nel vero senso dell’aggettivo, del credere di quanti lo hanno edificato», spiega Carlo Mazza, presidente di Italia Nostra Varese.
Il professor Spiriti risponde evidenziando quattro tematiche: «Perché è l’immagine della città: Varese è un luogo frequentato fin dalla preistoria ma l’abitato è medioevale e diventa importante in età moderna; il Battistero è l’edificio più antico integro e visitabile, realizzato forse nell’VIII secolo e ricostruito nel Duecento. Perché ha un Östwerk: è rarissimo (a livello di due o tre casi in tutta Europa) trovare un presbiterio sormontato da una loggia che guarda verso l’aula; ed è quello che avviene a Varese».
E ancora: «Perché contiene una serie imponente di dipinti gotici, rinascimentali e barocchi; e soprattutto gli affreschi del Maestro della Tomba Fissiraga, un grande e anonimo pittore lombardo del Trecento che media fra la tradizione locale e le novità giottesche. Perché la statua di San Giovanni in facciata, il portale e la vasca battesimale sono testimonianze preziose dell’arte dei maestri campionesi, i più importanti scultori lombardi del secondo Trecento».
